Come scoprire di avere un disturbo di personalità
- Federica Carbone
- 8 set 2023
- Tempo di lettura: 5 min

Quasi primavera del 2012. San Raffaele, Ville Turro. Interno giorno.
Seduta su una sedia scomoda aspettavo con ansia la visita con lo psichiatra. Era giorno di restituzione e morivo dalla voglia di sapere cosa mi avevano trovato. Un chilo e mezzo di test a crocette, quattro colloqui diagnostici e di diversi mesi di indagine dopo, ecco il responso: disturbo borderline di personalità.
E che cavolo è?
Come dice il nome, il disturbo borderline di personalità è qualcosa che disturba. Una condizione che interferisce con lo sviluppo armonico della personalità le da fastidio ed è una psicopatologia. Un modo diverso di dire malattia mentale, ultimamente molto in voga, perché malattia mentale fa troppa paura e suona politicamente scorretto.
Non è mai capitato anche voi di pensare che 'malato di mente' fosse un insulto? A me sì, almeno finché non ho scoperto che ad essere malata ero io e ho dovuto iniziare a guardare queste tre parole da un altro punto di vista.

Cos'è la personalità di preciso?
"La personalità si riferisce al modo caratteristico di un individuo di comportarsi, sperimentare la vita e di percepire e interpretare se stesso, le altre persone, gli eventi e le situazioni." (International Classification of Diseases - OMS)
In altre parole la personalità siamo noi e il nostro modo unico e inconfondibile di essere noi stessi. Non sorprende che chi soffra di un disturbo di personalità non se ne accorga finché non glielo fanno notare i professionisti; semplicemente non siamo preparati a pensare che la sofferenza sia causata dal nostro modo di essere.
Solitamente pensiamo che a fare male sia qualcosa di esterno, fuori dal nostro controllo mentre abbiamo l'illusione che chi siamo sia sempre frutto di una scelta consapevole. In parte è vero ma, appunto, in parte. Vi faccio un esempio: le emozioni che sentiamo e i pensieri che facciamo sono automatismi, sono le azioni a definirci come persone ma finché non iniziamo ad agire con consapevolezza saranno in gran parte quegli automatismi - emozioni e pensieri - a dirigere il nostro agire.

Cosa sono i disturbi di personalità?
Sono condizioni diagnosticabili solo e soltanto da professionisti della salute mentale - no, i contenuti su come riconoscere la partner borderline o il narcisista maligno non valgono! - e necessitano di trattamento psicoterapeutico specifico e spesso anche di terapia farmacologica. L'unico modo di scoprire se c'è o meno un disturbo di personalità è: rivolgersi a uno psichiatra o uno psicologo adeguatamente formati e costantemente aggiornati.
I disturbi di personalità sono descritti in diversi manuali diagnostici ma non c'è completo consenso su quanti e quali siano. Secondo il DSM, ad esempio, sono dieci divisi in tre raggruppamenti detti 'cluster': A, B e C. Del cluster A fanno parte:
il disturbo paranoide di personalità,
il disturbo schizoide di personalità e
il disturbo schizotipico di personalità che però nell'ICD (International Classification of Diseases) dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, è solo un disturbo (non un disturbo di personalità) che fa riferimento alla schizofrenia.
Nel cluster B ci sono:
il disturbo antisociale di personalità,
il disturbo borderline di personalità, che nell'ICD ricade nel disturbo di personalità emotivamente instabile di tipo borderline (perché è contemplato anche il disturbo di personalità emotivamente instabile di tipo impulsivo),
il disturbo istrionico di personalità e
il disturbo narcisistico di personalità che nell'ICD non esiste proprio.
Nel cluster C ci sono:
il disturbo dipendente di personalità,
il disturbo evitante di personalità, che nell'ICD è chiamato 'ansioso' e
il disturbo ossessivo-compulsivo che nell'ICD è chiamato anancastico.
Il teoria a questi dieci proposti dal DSM andrebbero aggiunti il disturbo di personalità passivo- aggressivo che oggi ricade nella dicitura disturbo di personalità con altra specificazione e, secondo alcuni, il disturbo depressivo di personalità che andrebbe distinto dal disturbo distimico ma al momento non c'è reale consenso su questo. Quel che è sicuro è che tutti questi disturbi sono caratterizzati dall'irrigidimento di uno specifico tratto di personalità e che creano problemi di funzionamento in diverse aree di vita della persona.
Come si manifestano i disturbi di personalità?
"Le manifestazioni centrali del Disturbo di Personalità sono compromissioni nel funzionamento di aspetti del sé (per es., identità, autostima, capacità di auto-direzione) e/o problemi nel funzionamento interpersonale (per es., sviluppare e mantenere relazioni strette e reciprocamente prospettive degli altri, gestione del conflitto nelle relazioni)." (International Classification of Diseases - OMS)
I motivi per i quali però ci si rivolge ai professionisti sono quasi sempre altri: sintomi invalidanti come attacchi di panico o depressione oppure l'intervento esterno magari dei genitori o dei partner che non sanno più come comunicare con la persona che soffre di disturbo di personalità e suggeriscono o spingono proprio per andare in terapia come ultima spiaggia.
Per approfondire questo punto ti rimando al post Quali sono i sintomi del disturbo borderline di personalità?.
Per quanto mi riguarda ho provato più volte a cercare supporto psicologico perché per anni ho avuto un'ansia che mi spolpava da dentro - non saprei come altro definirla. Arrivata ad un certo punto, quando ho iniziato a fare avanti e indietro dai pronto soccorso, non dormivo più, non mangiavo o mi abbuffavo, avevo pensieri intrusivi e la paura di lanciarmi nel vuoto quando vedevo una finestra è stato chiaro che non sarei riuscita ad andare avanti a lungo.
Scoprire di avere un disturbo di personalità: la mia esperienza con la restituzione della diagnosi.
È stata pura fortuna trovare il contatto del responsabile del Day Hospital per i disturbi di personalità del San Raffaele di Milano e iniziare con lui un iter diagnostico. Ero arrivata da pochissimo a Milano e per un attimo mi trovai ad un bivio se affidarmi a lui o a un'altra struttura. Chissà come sarebbe andata la mia vita se avessi scelto diversamente.
Dico che è stata fortuna perché appunto avevo il 50% di possibilità di sbagliare, di fatto mi sono messa una mano sugli occhi e ho lasciato che a guidarmi fosse solo ed esclusivamente l'istinto.
Hai mai sentito parlare di disturbo borderline di personalità? Mi chiese lo psichiatra. Dissi di no e iniziò a spiegarmi in maniera comprensibile ma senza banalizzare di cosa si trattasse. Uscii sollevata perché finalmente la preoccupazione che mi divorava, la sensazione di non essere a posto nel mondo era stata inquadrata e aveva senso.
Tornai a casa come in trans, non pensiate che sia finita così eh! Ovviamente mi è tornò l'ansia appena messo piede fuori dalla metro, richiamai il centralino del San Raffaele e mi passarono una dottoressa che mi aiutò a calmarmi un po'. Sarei rimasta al telefono tutto il pomeriggio ma era chiaro che non fosse possibile...
Ecco, questo fu il principio.

L'angolo dei consigli non richiesti:
Non aspettate di sentirvi fuori controllo o che la sofferenza raggiunga l'insopportabilità per consultare uno specialista.
Chiedete prima di tutto al medico o al pediatra di famiglia di indirizzarvi per seguire l'iter più appropriato.
Non fermatevi alla prima scelta. Se non vi convince il primo professionista che consultate potete sempre cercare altrove. Non sono i pazienti che devono farsi andare bene i professionisti ma i professionisti che devono andare bene per quello specifico paziente.







Posso chiederti se tu hai affrontato tutto da sola o se avevi un famigliare, un parente, un amico che ti stava vicino e ti aiutava? Lo chiedo perché io vivo h24 con mio figlio di 26 anni. Se resta da solo inizia la crisi, chiede il farmaco al bisogno (che tengo io sottochiave), autolesionismo ecc.
Anche quando ci sono io ha delle crisi ma almeno non si fa del male. Ora che va al GET è un po' migliorato ma da solo non riesce neanche ad uscire di casa perché ha paura. È come vivere con un bambino ma di 26 anni
Non ho parole!! Se mio figlio avesse incontrato uno psicologo o psichiatra che gli spiegava tutto questo probabilmente la sua e la mia vita non sarebbero state un incubo. Grazie
Grazie come sempre Federica,
Credo che la testimonianza diretta con consigli sia sempre la via più limpida per arrivare ad accendere quella lucina in chi legge, dove possa riconoscere parti di sé e soprattutto dare un nome a sensazioni o funzionamenti complessi e sconosciuti che nessuno ha mai saputo tradurti limpidamente.
Io mi figuro il percorso diagnostico come una cartina stradale con le varie caselline di legenda a lato: come si fa ad orientarsi in un viaggio senza averla in tasca? 😊Qualsiasi sia la diagnosi personale, è uno strumento fondamentale che chiunque avrebbe il diritto di pretendere da uno specialista medico.
Tra qualche settimana ho appuntamento con l’associazione per l’iter diagnostico e provo un mix di timore ed eccitamento. Può…
Grazie per aver condiviso la tua esperienza e la tua storia con noi! La restituzione della diagnosi è necessaria per dare un nome a tutta la sofferenza che si prova e dopo iniziare la recovery. È molto frustrante non sapere qual è la causa di tutto il dolore che si prova...